20 anni fa inizia il processo contro Theodor Emil Saevecke, il Boia di piazzale Loreto

Il 19 giugno 1998 inizia a Torino il processo contro Theodor Emil Saevecke: nell’agosto 1944 ordina la fucilazione di 15 partigiani e antifascisti a Milano, in Piazzale Loreto, fatto che gli procura il soprannome di Boia di Piazzale Loreto. Saevecke sarà processato in contumacia in Italia, dal Tribunale Militare di Torino che lo riconoscerà colpevole di “Violenza con omicidio in danno di cittadini italiani” emettendo nei suoi confronti la condanna all’ergastolo il 9 giugno 1999. Il governo federale tedesco respingerà la richiesta di estradizione e Saevecke rimarrà libero. Il nome del criminale nazista emerge grazie alla scoperta dei documenti nascosti nel cosiddetto “Armadio della vergogna”, armadio rinvenuto nel 1994 in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi in via degli Acquasparta a Roma, nella cancelleria della procura militare, dove viene ritrovato un archivio con 695 fascicoli riguardanti crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazi-fascista, da Acerra a Trieste e nei Balcani, occultati subito dopo la guerra.

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