20 anni fa dopo 23 anni si esegue la prima condanna a morte

Il 5 febbraio 1999 a Manila (Filippine) dopo 23 anni torna in azione il boia: Leo Echegaray, trentottenne, condannato a morte per aver violentato la figliastra di dieci anni, è giustiziato con un’iniezione letale nel penitenziario di Muntinlupa, un suburbio di Manila. Le ultime parole di Echegaray sono”Piccola, perdonami”. “Piccola Echegaray” è il nome con cui i mezzi di informazione chiamano la figliastra. Qualche ora prima dell’esecuzione, la Corte suprema respinge l’ultimo ricorso presentato dagli avvocati di Echegaray. E il condannato è trasferito nella cella della morte: camminava a capo chino, una Bibbia fra le mani, al petto un distintivo con su scritto “Fate giustizia, non giustiziate le persone” e al polso una fascetta arancione di quelle distribuite durante la campagna elettorale del presidente Joseph Estrada, l’uomo che ha ripetutamente rifiutato di sospendere l’esecuzione malgrado gli appelli giunti da tutto il mondo. L’esecuzione era inizialmente prevista per il 4 gennaio, ma tre ore prima che avesse luogo la Corte suprema aveva decretato un rinvio di sei mesi per consentire al Congresso di riesaminare la legge sulla pena di morte. In seguito il parlamento aveva deciso di non procedere al riesame e la massima istanza giudiziaria aveva ordinato di eseguire la condanna pronunciata nei confronti di Echegaray. Le Filippine avevano abolito la pena capitale nel 1987, per ripristinarla nel gennaio del 1994. Da allora sono state condannate a morte 915 persone, otto delle quali potrebbero essere giustiziate nel corso del 1999.

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